
Di recente ho scritto due lunghi articoli: “Partito, movimentosi e movimentite alla luce della Piramide di Maslow” e “Il circolo antiumanistico della politica italiana”. In essi ho cercato di cogliere la ragione dell’indebolimento culturale del mondo della politica italiana. La mia tesi è, in sintesi, la seguente. Con il crollo dei grandi partiti di sinistra si è smesso di avere la Piramide di Maslow come “presupposto”per un progetto politico. Mentre prima in politica i bisogni primari erano subordinati a quelli secondari, ossia ai grandi valori e alle grandi visioni, oggi ai partiti non viene richiesta alcuna visione del mondo, ma, semplicemente, di diventare “presidio” di bisogni primari. Di conseguenza, si crea una sorta di “circolo antiumanistico”, per cui non solo i bisogni secondari in bocca ai politici sono visti con sospetto, ma risultano, spesso, invisi. Mentre prima non solo valeva la logica di cosa si aspettava l’elettore dal partito, ma cosa si aspettava il partito dall’elettore, ora l’elettore è giudice e carnefice, non si vergogna di non possedere alcuna cultura politica se non quella appunto legata a messaggi fondati sui bisogni primari da difendere, ossia una cultura politica antiumanistica (mentre umanistica è, appunto, la stessa Piramide di Maslow che ormai molta politica disattende). Conclusione? Oggi di partiti ce ne sono davvero pochi, ed è giusto parlare piuttosto, parafrasando Conquest (e Popper), di “movimentosi” (“movimentite” è invece un movimento come quello fascista), ossia di un movimento politico malato, asfittico. Bisogna smettere di dire che gli “italiani non sono stupidi” in prossimità delle elezioni (il “bravismo” degli italiani al voto), e chiedersi cosa sia richiesto per la crescita della cultura politica italiana che, passando da quella individuale, contribuisca allo sviluppo del paese. Bisogna partire dall’individuo e dalla sua crescita umanistica, non dall’individuo-elettore inteso come strumento di mantenimento del potere fine a se stesso, nonché, nella migliore delle ipotesi, strumento di crescita per la “patria”, malattia ideologica a cui farò cenno poi, parlando di Russia. Il punto è che, purtroppo, non solo gli elettori non vogliono discorsi politici “alti”, dove i bisogni primari sono, de facto, subordinati alla realizzazione di quelli secondari, ma anche i politici, che prosperano in tale contesto “al ribasso”, portatori di una cultura non solo politica ma generale di livello modesto, non hanno alcuna intenzione di alzare tale livello, anche potendolo. Viceversa, sarebbero spazzati via. Essi, insomma, vogliono mantenere il dibattito politico ad un livello in cui loro possano muoversi senza grosse difficoltà. Da qui il “circolo antiumanistico” dell’attuale politica italiana a cui facevo riferimento all’inizio.
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