INTERVENTO USCITO IL 3 MARZO SUL BARBADILLO DI DINO COFRANCESCO, PROFESSORE EMERITO DI STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE A GENOVA, CON UNA MIA REPLICA (ringrazio Cofrancesco per avermi fatto pubblicare il suo intervento per intero)

3 marzo 2025

L’analisi. Trump severo ma giusto con Zelensky. Ipocrisia in tv? No, grazie!

America First è Realpolitik, ma i giornaloni italiani rimpiangono l’interventismo umanitario

Dino Cofrancesco

Trump con Zelensky nello studio ovale della Casa Bianca

Ho letto con attenzione l’articolo di Danilo Breschi – forse lo storico più competente e intelligente della sua generazione – “Il trumpismo come malattia senile dell’estremismo” (Il Pensiero Storico, febbraio 2025), ma non mi ha per-suaso. Avrebbero potuto firmarlo – certo in un italiano molto meno elegante – firme note della stampa mainstream. E con questo, per citare l’immortale Peppino De Filippo in Totò Peppino e la malafemmina, “ho detto tutto !”.

Quanto scrive Danilo Breschi su Trump è ineccepibile. Tra l’altro, ha fatto bene a ricordare l’assalto a Capitol Hill, una delle pagine più nere della storia nord-americana. E tuttavia milioni di elettori lo hanno rimosso, dando una valanga di voti al tycoon. Forse questo ci dice che la crisi attraversata dagli Stati Uniti è così profonda e le divisioni sociali, politiche, economiche così laceranti, che si è passati sopra la legalità, in nome di una legittimità rivoluzionaria, per ora solo pacifica.

Becchi, Carrino, Di Rienzo, Marsonet 

Il punto, però. è un altro. “Con occhio chiaro e con affetto puro” – mettendo da parte demonizzazioni di chi non la pensa come noi e accuse di filo-putinismo, spesso sopra le righe – dobbiamo prendere atto che la political culture italiana è profondamente divisa sull’Ucraina. Sui giornaloni leggiamo le tesi dei ben-pensanti, ma conosciamo quelle dei malpensanti solo dalle sintesi che ne fanno i primi e anche questo dovrebbe indurci a riflettere. (Con l’eccezione di Massimo Cacciari e di Alessandro Orsini, in quale talk show abbiamo sentito i pareri di studiosi come Agostino Carrino, Paolo Becchi, Eugenio Di Rienzo, Michele Marsonet etc. etc?)

Punti da chiarire sull’Ucraina

Nell’opinione pubblica italiana si hanno idee diverse, molto diverse, su quanto sta accadendo in Ucraina. E in particolare:

– sulla figura di Volodymir Zelensky;

– sulla “democrazia in Ucraina” ;

– sul tipo di Stato che è l’Ucraina (nazionale o multietnico?)

– sulla data di inizio delle ostilità russo-ucraine (2014 o 2022 ?);

– sulle cause della guerra;

– sugli scopi di guerra dei governi che hanno sostenuto (e sostengono ancora) Kiev;

– sulla necessità di estendere la Nato ai confini russi (“Il cane che abbaia alle porte di casa”, riprendendo la metafora di Papa Francesco);

– sulla legittimità delle sanzioni economiche (che – nel caso del regime fascista – ebbero solo l’effetto di rafforzarne il consenso).

– sulla pace auspicabile.

Quando il gioco si fa duro…

Alla Casa Bianca non si crede più al “racconto” di Biden (da molti accusato di aver voluto mettere in ginocchio il gigante russo per interposta persona) e si hanno tesi spesso opposte sui punti sopra elencati. Vogliamo prenderne atto o continuare a denunciare il tradimento dei valori atlantici da parte di Trump e di Vance? Il gioco si sta facendo assai duro e l’amministrazione repubblicana interpreta l’interesse americano in modo differente da quella democratica.

Ora si gioca a carte scoperte e gli interessi degli Stati Uniti non vengono più contrabbandati ideologicamente come interessi del Genere umano. Ma si torna al Far West in un mondo in cui, al di fuori della placida Europa occidentale, i morti ammazzati sotto le bombe, gli Stati cancellati con un tratto di penna, le città in macerie (i prodotti dalle guerre umanitarie in Siria, Iraq, Libia, Afghani-stan) impongono al vento della Realpolitik di cambiare direzione.

Bisonti americani, pecore europee

Anche a me ha fatto pena Volodymir Zelensky massacrato da Trump nello Stu-dio Ovale. Anch’io sono rimasto colpito dal fatto che si discutessero gli arcana imperii davanti alle telecamere. Il leader ucraino – vestito, al solito, da militare al fronte, tenuta irresistibile per leader europei affetti da romanticismo politico – si è rivolto a due bisonti dei Great Plains (Donald Trump e J. D. Vance), come se avesse davanti due pecore europee, Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron: ha detto di non aver fiducia nei negoziati con Putin, ha ammonito gli Stati Uniti che loro, un domani, della strategia di Putin potrebbero essere vittime. C’è mancato poco che parlasse anche lui dei cavalli cosacchi abbeve-rantesi a Fontana di Trevi. Pensava forse di riciclare il suo discorsetto edificante per un editoriale di Repubblica?

Pace giusta e minoranze russe

L’uomo, che fino a ieri tuonava che non un centimetro quadrato di nazione ucraina (avrebbe dovuto dire di territorio dello Stato sovrano ucraino) sarebbe stato ceduto all’invasore, non ha affatto accennato a ciò che intende per pace giusta, né al destino delle minoranze russe, che vivono in Ucraina.

Per un politico collerico, aggressivo, barbarico come Trump – al quale interessa solo l’America First (il resto del mondo s’arrangi) – c’era motivo per uscire dai gangheri. Ed è ciò che è successo, aprendo un’era di grandi incertezze e di fon-dati timori per l’Europa, unica parte del pianeta interessata alla vicenda ucraina.

MIA REPLICA ALLE CONSIDERAZIONI DI DINO COFRANCESCO

Ciao Dino caro,

è piaciuto anche a me il testo di Breschi, che mi trova in gran parte d’accordo.

Invece, con tutta onestà non ho capito il messaggio di fondo del tuo, pur apprezzabile per altri versi. 

Chiedo in anticipo scusa per la risposta troppo lunga. 

Ecco la mia posizione. Vedo da una parte un aspirante golpista a stelle e strisce che non ha mai ammesso la vittoria di Biden, ed è stato, de facto, l’artefice dell’aggressione al Congresso Usa nei termini ricordati da Breschi. Un tipo, per di più, che, per quanto mi riguarda, non sarebbe mai dovuto essere ricandidato. 

Dall’altro Putin, ossia il vero nemico della Russia, di cui depreda le risorse da decenni con la sua cosiddetta elite (almeno 6000 ex kgb piazzati ovunque). La maggior parte dei russi ubriacati dalla propaganda del Cremlino crede che lui possieda in tutto un appartamento e due vecchie auto. Questo è lo stato della comunicazione in Russia. Che poi Putin sia un modello per Trump, il quale continua a ripetere falsità, è un sospetto di molti; che Putin sia un ladro su scala industriale, e un noto assassino, al tycoon tetra-bancarottiere poco importa. 

In tal senso, Ursula von der Leyen e Macron si stanno mostrando migliori di quanto pensassi. Di conseguenza, mi permetto di non essere d’accordo con la tua valutazione, quella per la quale  i due sarebbero delle “pecore”. 

Spiace vedere la povera Meloni che – stando ad una elegante definizione trumpiana – pur non avendo carte buone in mano, si aspettava di guidare le danze tra Usa e Ue. Spiace insomma vedere che Trump punti a Starmer, laburista, e non alla premier italiana, sovranista. Ma spiace davvero, alla fine? Del resto, anche questa è realpolitik. A tal proposito, non lo è mai stata quella sorta di paradossale “internazionale dei sovranisti” composta appunto da gente come Trump, Meloni, Salvini e Orban, che ogni volta, agli appuntamenti importanti, si scioglie come neve al sole. 

Per tornare a Trump, a lui interessano i ricchi, non i poveri. Vance è quel “hillbilly”, ben descritto nel suo noto romanzo autobiografico, che per mostrare a se stesso di non appartenere più al gruppo dei bifolchi ribelli è diventato, lui sì, una pecora. Veramente imbarazzante il modo compiaciuto con cui si guardava attorno ogni volta che apriva bocca contro Zelensky nello studio ovale per far contento il suo capo durante il famigerato incontro del 28 febbraio. Da “figlio degli Appalachi” a “figlio dello zio Tom” (alias padrino Trump), ho subito pensato. Dato che Vance è pure venuto a Bruxelles a farci la ramanzina sul diritto di parola negato in Europa (ai poveri neonazi tedeschi appoggiati da Musk, ad esempio), perché l’hillbilly più famoso del mondo non approfondisce l’uso che di questo diritto ha fatto e fa il suo principale? Non solo menzogne su menzogne quando parla di vittoria rubata da Biden nel 2020 (chissà come mai i democratici non lo hanno ripagato della stessa moneta… chissà…), ma menzogne su un mucchio di altre cose. Prima ha definito Zelensky un dittatore col 4% del sostegno popolare, a cui però poteva domandare – come sottolineato da Mieli – di rappresentare l’Ucraina quando gli chiedeva 500 miliardi di risarcimento totale in terre rare (risarcimento che, come dice Macron, bisognerebbe chiedere al “presidente” russo). Adesso Trump si è inventato che gli Usa (di Biden) avrebbero già dato 350 miliardi di dollari di aiuti a Kiev contro i 100 degli europei. Peccato che secondo un centro studi internazionale accreditato siano 112 Usa contro 132 europei. 

Ma è di certo un modo, il suo, per far passare per fesso Biden che ha concesso tanti soldi, e far passare per genio lui che riuscirà a recuperarli, anche quelli non dovuti, ossia la maggior parte. Direi che Trump sia un personaggio che non meriti molti discorsi, in realtà. A me pare un pericoloso pagliaccio che sdoganando la legge del più forte sembra continuare a fare un pensierino – cito ancora Mieli – al Canada, e soprattutto alla Groenlandia. E fortuna che quella “pecora” di Macron gli ha fatto subito capire che l’isola gigante fa parte non solo della piccola Danimarca, che nel frattempo si affannava a potenziarne le difese, ma della Ue. 

Per analizzare gente come Trump, mi affiderei a esperti come Fromm, che è stato maestro di ritratti di celebri malati di mente. 

Il discorsetto di Zelensky nello studio ovale è stato invece, a mio avviso, pieno di coraggio. Altro che testo buono solo per “La Repubblica”, giornale che peraltro fa onore alla stampa italiana con la sua posizione antitirannica (insieme con molti altri, peraltro), mentre – scusa la schiettezza – non lo fanno all’accademia personaggi come Orsini, per me uno dei tanti “utili idioti” di Putin in Italia. Come diceva un noto professore di talento, il 90% dei docenti universitari italiani potrebbe benissimo insegnare nelle scuole superiori senza che la ricerca ne risenta. Ecco, ho il sospetto che Orsini appartenga a questo gruppo. Va a fare discorsi da francescano di fronte a due milioni di persone, e manca sempre (sempre!) il bersaglio grosso, ossia Putin. Certo, lui dice spesso che odia Putin, ma poi passa subito ad attaccare gli occidentali. E’ una tattica nota. 

Questa guerra, secondo i dissidenti russi che mi onoro di aver seguito per lavoro, si capisce solo capendo chi sia Putin. Ma – lo so – tu ritieni che lasciare che siano i dissidenti ad analizzare il conflitto in corso è come aver voluto far fare la stessa cosa ai partigiani rispetto alla loro guerra. E perché no? mi chiedo io. Di sicuro molti partigiani hanno scritto mirabilmente di Seconda guerra mondiale, mentre il “distaccato” De Felice forse è stato un pochino sopravvalutato. Ma adesso non voglio trascinarti in un discorso su questo storico, che tu peraltro conosci cento volte meglio di me. Ricordo solo che alcuni docenti americani (che peraltro non hanno la verità in tasca, sia chiaro) ne hanno parlato di recente al ribasso, tutto qua.  

Quanto alle minoranze russe che vivono in Ucraina, temo che molti continuino a credere, almeno in parte, alla narrazione putiniana di un intervento umanitario da parte di Mosca. Infatti Putin è noto per i suoi interventi umanitari, a partire da quello in Cecenia (seconda guerra). Anche Saakasvily, presidente georgiano che ho seguito per lavoro in Italia, me ne ha descritto le altissime doti morali (al punto da definirlo “liliputin”, con risultati prevedibili). Quando Putin è andato in Siria si è rivolto al sud, dove c’erano i nemici democratici di Assad, e non ad est, dove stava l’Isis sgominato alla fine dalla coalizione a guida americana. Sarà un libro di parte, ma quello di Kasparov (2015), che ti ho consigliato tempo fa, è abbastanza illuminante su questo come su altri aspetti della Russia di Putin. 

Per te ci sono persone che non hanno potuto parlare come Marsonet (ma non insegnava filosofia della scienza?) e Becchi (…), “La Repubblica” fa schifo, Trump è (solo) un rozzo, Zelensky un ingenuo, la tedesca e il francese due pecore, e quindi? Non dobbiamo provare a contrastare un cinico stragista come Putin perché non sappiamo dove andiamo a parare? Putin ha un’unica forza, le bombe atomiche. E’ solo grazie ad esse che la Nato non ha preso Mosca in tre giorni a febbraio 2022. Ed è proprio questo fatto, la mancata invasione della Russia atomica da parte della Nato, che smentisce la narrazione putiniana di un pericolo Nato alle porte. Se c’era una buona occasione per mettere in moto la Nato contro la Federazione era propria questa guerra. Chissà come mai nessuno ha sfruttato una occasione tanto ghiotta.

Putin è un maestro di menzogne, e quello che Zelensky ha provato a dire nello studio ovale è stata la pure e semplice verità. Trump e Vance, il suo maggiordomo, gli hanno teso un’imboscata in vista di azioni antieuropee future. In questo senso, la tua visione di come sono andate le cose nello studio ovale non mi trova d’accordo. 

Dove andiamo a parare io temo di saperlo. Ossia in un mondo in cui i Putin e i Trump, suo fan che – a sentire D’Alema – ha appena aperto un ufficio a Washington in cui sdogana gli oligarchi russi dai dazi e vende loro la cittadinanza americana al costo di 5 milioni a testa, vogliono comandare. 

Grazie a dio, esiste ancora qualcuno in Europa che non gli vuol rendere la vita facile: Macron, Zelensky, von der Leyen, Meloni (vedremo), etc; e quella parte di America che, come me, non pensa affatto che questa guerra sia una faccenda solo europea (anche su questo non sono d’accordo con te). 

Ovviamente, coloro che sino ad oggi vedevano le grandi responsabilità di Biden, che “voleva” la guerra, ora vedono analoghe responsabilità in Trump, che non la vuole (almeno con la Russia). L’importante è dire che l’America ha sempre torto. E invece ammettere per una volta che forse Biden quando prendeva le sue decisioni non lo faceva solo su meri e immediati calcoli economici come sta facendo Trump? Che non è vero che l’America agisca sempre allo stesso modo qualunque sia l’amministrazione al comando?  Che non c’è una Spectra che muove i presidenti Usa come burattini? Che forse la decisione di Biden di resistere aveva anche un qualche fondamento ideale visto il modo in cui Trump, l’uomo pratico, l’ha subito giudicata poco utile per gli Usa fregandosene dell’Europa?  Ovviamente, nessuno chiederà scusa, tanto meno il buon Orsini, il quale ripeterà che, grazie alle sue leggi sociologiche perfette, aveva avuto ragione lui dall’inizio ad attaccare l’America di Biden, con scarsa sensibilità anche di tipo epistemologico. 

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