Rampini intende sempre distinguersi tramite un punto di vista “obiettivo” e “distaccato”. Super partes, direi…
Prima difendeva la posizione di Biden sulla guerra, ora scrive questo articolo. Nel passato l’ho sentito talvolta prendere le difese del sistema economico americano in modo piuttosto discutibile.
Eppure Trump ha fatto davvero le “battute” su Canada e Groenlandia, così come l’esaltazione di farabutti come Mohamed bin Salman.
Il tycoon vuol fare affari coi tagliagole? Ok, ma non occorre esaltarli, non occorre legittimarli con affermazioni antidemocratiche (stesso discorso per gente come Salvini con Putin, naturalmente). Questa è semplicemente comunicazione. Poi non è un caso che molti pensino che Trump non ami il sistema liberaldemocratico. E’ lui che spinge a tali sospetti con le sue esternazioni entusiastiche a favore dei tiranni.
Inoltre, considerare la Russia una grande potenza tout court, come la Cina e gli Usa, significa fare un grande favore a Putin, la cui gestione dell’economia della Federazione è stata fallimentare come di tutto il resto. Coi suoi comportamenti e le sue sparate Trump sta legittimando Putin agli occhi dei russi, schiacciando ulteriormente le forze democratiche di quel paese.
Per quanto riguarda invece l’interesse di Trump per il suo popolo: lo difenderebbe meglio garantendo uno scenario internazionale dove non viga la legge del più forte. Ma è proprio Trump che vorrebbe che tale scenario si rafforzasse pure negli Usa, dove peraltro è già abbondantemente in vigore. Di certo, con lui in America i forti saranno sempre più forti e i deboli sempre più deboli, al di là della sua retorica nazionalista. Come al solito, darà ai suoi amici ricchi i piatti succulenti, e le briciole ai poveri.
Del resto, è sempre in uno scenario del genere che lui stesso ha tratto vantaggio più volte. Prima come imprenditore e dopo come politico. Ad esempio, quando, a causa del voto di tanta gente disinformata (disinformata, ebbene sì), è riuscito ad eludere la legge. Infatti, da quando gli elettori che vanno a votare credendo nelle menzogne diventano un parametro serio di valutazione della qualità del loro beniamino? Queste elezioni hanno mostrato la capacità di Trump di mentire bene, e basta. Lui, bugiardo incallito, può dire quello che vuole, ma se molti americani sono insoddisfatti è perché la crescita Usa non li ha toccati come si sarebbero aspettati, al contrario di quanto è successo ai ricchi, e perché hanno visto nelle colpe altrui (leggi stranieri), più che nelle proprie, le difficoltà in cui vivono.
Basterebbe chiedere agli americani (come agli europei) maggiori sforzi personali per non sentirsi in competizione sul mercato del lavoro con l’ultimo degli immigrati. Ma queste verità non vanno dette, tantomeno da un demagogo come Trump. Inoltre, basterebbe distribuire meglio l’enorme ricchezza degli Usa, e non togliere sussidi e così via. L’idea di Rampini di un’America inclusiva con Trump fa ridere. L’America è tale quando fa entrare chi ha voglia di lavorare a prescindere dal titolo di studio, non chi ha due lauree o talenti sopra la media. Trump ha semplicemente cavalcato una guerra tra poveri, dove un gruppo di loro, ossia gli immigrati clandestini, alla fine è stato, e sarà, ridimensionato almeno sulla carta. Dubito però che Trump ostacolerà l’immigrazione al punto da impedire un flusso di potenziali lavoratori capace di tenere basso il costo del lavoro per i suoi amici milionari e miliardari.
Se gli Usa sono quello che sono è anche grazie alla difesa di un sistema profondamente ingiusto, per cui molti americani se ne fregano dei valori occidentali, basta che abbiano la pancia piena.
Secondo me un presidente americano, proprio per la posizione che occupa il suo paese nel mondo, dovrebbe preoccuparsi di difendere certi valori sia dentro che fuori i confini nazionali. Lì starebbe la sua bravura. Quello che sta facendo Trump, il suo disimpegno improvviso dalla guerra, sarà difficile da difendere a livello di comunicazione coi suoi partner, facilissimo da attuare a livello operativo.
Ed insomma, comportarsi come Trump, il quale dice che lui la guerra la finirebbe in due giorni e poi lo fa tagliando i rifornimenti al più debole, che è anche l’aggredito, a mio avviso non ha bisogno di grandi commenti né interpretazioni. Forse che Biden non sarebbe stato in grado di fare la stessa cosa? Anche un bambino l’avrebbe potuta fare. Capirai che intuizione. Capirai che colpo di genio.
E qui tutti ad applaudire la grande mossa in controtendenza di Trump. Sarebbe stata in controtendenza un’altra mossa, tassare di più i quasi 900 miliardari americani, usando tali risorse per la guerra e per i poveri. Questa sarebbe stata una scelta coraggiosa. Se poi i sistemi economici avanzati come quello Usa con tali mosse rallentano in termini di crescita impetuosa, beh, ce ne faremo una ragione: e poi, a me pare che guardando i dati non sia vero, e che questa crescita impetuosa sia avvenuta anche (e soprattutto?) coi presidenti democratici criticati da Rampini nell’articolo.
Infine, se gli Usa vogliono disimpegnarsi a livello internazionale, perché continuare a mantenere un budget di 750 miliardi di dollari per la difesa? Ne basterebbe uno molto inferiore dove però venga salvaguardata la deterrenza nucleare. Infatti, abbiamo visto quanto essa sia importante proprio con quest’ultima guerra infame di Putin. E’ solo grazie a tale capacità di deterrenza che la sgangheratissima Russia di Putin non è stata invasa in tre giorni dalla Nato a guida americana all’inizio della guerra, ancora una volta a sbugiardare la narrazione putiniana di una Nato assetata di sangue alle porte.
Trump alla fine è in combutta, volente o nolente, con Putin, che è un pericolo per l’Europa. Abbellire questa triste realtà non è possibile, neppure per Rampini.
Anche perché il sospetto che Trump abbia degli scheletri nell’armadio che Putin può tirare fuori non è poi così peregrino. Spero e credo di no, sia chiaro, ma la svolta è stata troppo forte. C’è qualcosa che non torna. Dire che il tycoon non poteva fare altrimenti dato che l’aveva promesso non è sufficiente. Infatti, per lo stesso Rampini anche gli altri presidenti avevano fatto promesse, ma poi non le hanno mantenute: perché proprio Trump, che è il più bugiardo di tutti, avrebbe dovuto e dovrebbe rappresentare l’eccezione? Anche ora sta mentendo coi suoi discorsi su Zelensky tiranno, sugli aiuti americani a Kiev tre volte superiori a quelli europei, sul Canada parassita (e che pure compra merci americane più di Cina, Giappone, Francia e Regno Unito messi assieme), e così via.
In tal senso, preferisco presidenti che non mantengono la parola perché nel frattempo sono intervenuti fatti specifici che non glielo permettono, che presidenti che non contraddicono la parola solo perché è nel loro interesse.
Forse Trump, uomo dall’ego patologico, vuole rinegoziare tutto, e così facendo mostrare a se stesso di essere un grande stratega nelle questioni economiche. Come imprenditore ha collezionato una lunga serie di insuccessi, oltre a qualche importante successo. Le sue aziende sono state salvate da quattro bancarotte. Non sarà il fatto che possa rinegoziare con tutti da una posizione di forza a smentire i suoi numerosi fallimenti personali come imprenditore. Ora non governa le sue traballanti aziende, alle quali non ha mai fatto fare il salto di qualità, ma la più grande potenza della storia. E dovrebbe capire che c’è modo e modo di interagire con paesi amici come il Canada, che vanta da sempre una enorme connessione con gli Usa, o come l’Ucraina, che però per lui, forse, non è esattamente un paese amico (di certo non come la grande Russia di Putin).
Ma per Trump il liberale Trudeau è il governatore del 51esimo stato americano mentre il tagliagole Mohamed bin Salman, ripeto, “è un uomo fantastico e rispettato in tutto il mondo”. Più o meno queste sono state le ultime parole del tycoon sul tiranno saudita.
E intanto l’Europa sta rischiando grosso a vari livelli. E questo anche grazie a Trump e alle sue continue menzogne.
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