A PROPOSITO DELLA CULTURA OMOSESSUALE CHE SI VUOLE IMPORRE

Credo che ritenere che ci sia troppa cultura omosessuale sia la premessa da discutere. Potrei capovolgerla e dire che dappertutto si respira cultura eterosessuale, e che, per me, la sessualità più diffusa non sia né l’una né l’altra, ma una bisessualità vissuta con gradi diversi a seconda della persona. Anche solo provare una attrazione passeggera ‘estetica’ – ossia, per chi scrive, erotica camuffata – per un bel ragazzo è una forma di omosessualità (tollerata in questo caso, anche solo perché è segreta). C’è chi dice che l’avversione di molti al gruppo degli omosessuali non sia assolutamente avvicinabile a quella nutrita da un tiranno, ad esempio, come Hitler. E’ chiaro che gli intolleranti non amano essere considerati tali, a proposito del vecchio detto “voler avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Si tratta, in effetti, di un discorso un po’ cervellotico: infatti, io non la metterei sul piano di quanti si sentono minacciati dall’omosessualità, sul fatto cioè che ai tempi del tiranno tedesco le cose stessero in modo tutto particolare. In quel caso, era la sopravvivenza di uno contro molti, mentre ora è la sopravvivenza di molti contro pochi: ed insomma, non è il numero di chi è ostile all’omosessualità che cambia i termini della questione, ma il perché si sentano in pericolo. Tutti coloro che si sentono minacciati dall’omosessualità, che sia Hitler o la maggioranza degli eterosessuali, vivono tale paura per una questione personale prima ancora che sociale, e a secondo di come interpretano tale minaccia si comportano di conseguenza. Non conosco i motivi reali che hanno spinto Hitler, che all’inizio annoverava amici anche tra i gay da buon bohemien qual era, a usare metodi drastici contro gli omosessuali (che, non dimentichiamolo, furono i soggetti più martoriati dagli esperimenti nazisti nei lager): ma uccidere una parte di esseri umani, gli omosessuali appunto, per garantire la sopravvivenza dell’umanità mi sembra paradossale. A meno che non si intenda dire che gli omosessuali coi loro comportamenti possano spingere tanti altri a seguirli, ma questo dovrebbe condurre innanzitutto a porci domande sulla natura reale dell’omosessualità, se cioè sia così facile spingere coloro che si professano eterosessuali a cambiare idea, e a diventare almeno bisessuali. Bisognerebbe chiedersi quanto sia presente in ognuno di noi una componente omosessuale, piuttosto che pensare di risolvere il problema ammazzando chi la pratica apertamente. A meno che ammazzando un omosessuale dichiarato, si cerchi, in realtà, di ammazzare l’omosessuale che è in noi, e che noi non vogliamo ascoltare a causa di quello che verremmo a sapere di noi stessi, oltreché di quello che la società penserebbe (le due cose sono collegate). A mio avviso, ci vuole anzi più cultura omosessuale, soprattutto nel senso di cultura dell’accettazione di noi stessi, per evitare che una società malata ammazzi una parte di noi. Lo fa già in molti settori. Lo fa anche in quello sessuale, e magari lo fa adducendo ragioni sociali, come la sopravvivenza della specie, dimenticando che non c’è scritto da nessuna parte quanti debbano essere gli umani sulla terra per garantire la loro sopravvivenza. Infatti, per millenni siamo stati pochissimi senza che questo abbia rappresentato una minaccia per la specie. Per paradosso, a me pare anzi che più aumentiamo e più siamo a rischio di estinzione. 

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