Orsini e quel cane rognoso di Putin

In una vecchia intervista con Giletti, Orsini ha sostenuto che molti in Italia pensano che i bambini non siano felici in un sistema dittatoriale. Lui aveva detto il contrario, pur essendo antifascista, perché le questioni politiche, quando uno è molto piccolo, passano sopra la testa. 

Ovviamente, chiunque sa che un bambino può vivere tranquillamente in una dittatura se non ha parenti stretti vittima del regime al potere. Quello che non si capisce è l’obiezione che, secondo Orsini, gli avrebbero mosso i suoi critici, piuttosto strampalata se fosse vera. A meno che, naturalmente, egli non l’abbia volutamente fraintesa per arrivare alla seguente conclusione. 

Ossia quella per cui coloro che in Occidente dicono che i bambini non vivono felici nelle dittature lo fanno perché così li possano uccidere con meno senso di colpa quando attaccano i paesi dove vivono. 

A parte che un discorso del genere si può tranquillamente ribaltare, nel senso che la nascita di un bambino in una dittatura potrebbe giustamente essere considerata una sfortuna doppia, se si aggiungesse, cioè, quella di essere coinvolto in un conflitto con l’Occidente. A parte questo, dicevo, Orsini sostiene ciò per rispondere ai suoi presunti detrattori. Peccato che non aggiunga che chi decide le guerre di cui lui parla non stiano né nei giornali né nelle università, bensì nelle cancellerie. E comunque, se stessero nei giornali, sarebbero quelli americani, non quelli italiani, da cui Orsini dice di aver subito attacchi. 

Può Orsini, da sociologo qual è, portare un solo documento che attesti la sua tesi, quella, cioè, secondo la quale un leader occidentale sano di mente abbia scelto un’operazione militare contro una dittatura mediorientale credendo lui, o, meglio ancora, credendo che la sua opinione pubblica credesse, che uccidere un bambino cresciuto in Siria o in Iraq fosse meno grave che ucciderne uno italiano o svedese? Piuttosto, Orsini non sta facendo un ragionamento che, pur privo di documentazione, pesca nel torbido del complottismo dominante, in questo caso quello dei politici occidentali cinici e dissoluti, capaci di fare ragionamenti del genere contro i poveri bambini inermi che vivono nelle dittature? Ovviamente, si tratta piuttosto di un’operazione retorica che nulla ha a che vedere con una ricerca seria, avendo a che fare piuttosto con l’efficacia delle frasi a effetto buone appunto per i salotti televisivi. Dopodiché si potrebbe aggiungere che una tale operazione retorica ha l’effetto – non dico lo scopo per non essere tacciato a mia volta di complottismo – di mettere sullo stesso piano non meglio precisati politici occidentali – e quindi, tout court, l’Occidente – con un sanguinario e cinico dittatore come Putin. Perché è questo che Orsini non ha mai capito: che tale accostamento fa, appunto, il gioco di Putin. Peccato che sia il capo del Cremlino il più grande nemico della Russia, non l’Occidente, e che se anche si potesse dire lo stesso di alcuni politici europei e americani, che siano cioè loro i maggiori nemici dei propri paesi, essi devono rispondere ben più di Putin ai sistemi politici e giudiziari e, soprattutto, agli elettori e, infine, al limite dei loro mandati. Anche in tal senso, confondere la Russia di Putin con l’Occidente non denota grande lucidità. 

In quella intervista, Orsini dice poi che lui aveva sostenuto che l’Ucraina era persa non perché lo volesse, ma perché la Russia, un grande colosso, non può venir sconfitta. 

Infatti, Mosca vince o con le armi convenzionali o con le armi atomiche. In tal modo, però, Orsini fa un’altra analisi discutibile. Infatti, se la Russia è un colosso militare perché non dovrebbe vincere con le armi convenzionali? Proprio il fatto che Mosca potrebbe essere costretta a usare quelle atomiche dimostra la sua debolezza. La Russia putiniana mostra cioè il comportamento di una rapinatore che, assaltata una casa, e accortosi di non poter vincere a mani nude nello scontro col padrone, decida di usare la pistola. Bella forza davvero! 

Ovviamente, un tale utilizzo di “arma impropria” risulterebbe un eccesso di difesa non solo da parte del rapinatore, ma addirittura del padrone, per il quale si parlerebbe appunto di eccesso di legittima difesa. Difficile ritenere che anche per il rapinatore si possa parlare di difesa  legittima. Ecco, la Russia sarebbe il delinquente, un farabutto armato sino ai denti che in realtà la pistola l’ha già usata per uccidere alcuni degli abitanti della casa, e, non pago, ha spaccato anche una parte dell’abitazione. Tutto questo perché, secondo lui, il padrone di casa rappresentava una minaccia per la propria, di casa: il che farebbe di lui, qualcosa di peggio di un rapinatore, ossia un matto scatenato. 

Ecco, la Russia si sta comportando in questa maniera, come un regime, e una nazione, squilibrata. E gli intellettuali come Orsini, che amano teorizzare all’infinito, con narrazioni che lo portano di studio televisivo in studio televisivo, non possono accettare che il punto sia solo uno. Che cioè la Russia ha invaso un territorio che ha fomentato senza alcun diritto già nel 2014. Lo ha invaso, ripeto, dopo aver creato le premesse dell’invasione. Infatti, aveva bisogno di giustificazioni create ad hoc, a cui molti, troppi, hanno abboccato. In Crimea si è deciso di soprassedere, nel Donbass, giustamente, no. 

Come tutti i dittatori, Putin ha bisogno di atti di forza per legittimarsi, e lui lo sa meglio di chiunque altro, dato che ha ottenuto il potere grazie ad un atto di forza devastante come la demolizione della Cecenia. Eltsin aveva bisogno di un macellaio per spegnere la rivolta, nonché di un farabutto che lo proteggesse dall’accusa di ruberie una volta uscito dal Cremlino. Putin era l’assassino giusto per un ladro come Eltsin. 

In una cosa Orsini ha ragione. Non è affatto certo che Putin volesse fare una guerra lampo. Ovviamente, dico questo non perché ritenga corretta la tesi, a sua volta fantasiosa, di Orsini, ma solo perché un blitzkrieg avrebbe impedito al Presidente russo di ripetere un’altra meravigliosa ecatombe. Vuoi mettere una bella guerra di almeno uno o due anni? Tutti quei giovani morti prima di lui non gli procuravano la sensazione di essere eterno, come molti capi tribù prima di lui avevano già provato?

Ecco cosa è Putin, un vecchio uomo stanco alla guida della Russia/tribù che decide che dei ventenni debbano morire dall’oggi al domani. Una cosa pazzesca, se ci si ferma a pensarci un attimo.

Esiste un filo rosso (sangue) nella storia dell’uomo che è sfociata nell’idea che si possa, ed anzi si debba, morire per lo Stato. Per fortuna oggi molti pensano che lo Stato abbia un senso solo se contribuisce alla felicità dei suoi cittadini. In Occidente molti la pensano così. Ma in Russia? Infatti, quello che sta succedendo nella Federazione è la conseguenza di una visione malata dello Stato.  Lo Stato è un moloch a cui si debbano sacrificare giovani vite, e questo moloch, in Russia, ha il volto di Putin. Infatti, è chiaro che Putin non riesca a separare la Russia da se stesso, e si aspetti delle manifestazioni di fedeltà assoluta da parte dei suoi vassalli che, combattendo per la Russia, stano combattendo, in realtà, per lui. Lui, che, non a caso, è, a ben guardare, il primo nemico della Russia. Ed insomma, Putin si aspetta che i “picciotti” gli professino assoluta fedeltà: nella cupola mafiosa costituita dalla Federazione il boss dei boss è naturalmente lui. Kadyrov, che parla il suo stesso linguaggio, l’ha capito subito. 

Non è chiaro se l’abbia compreso Prighozyn, il capo della Wagner. 

Chi, come Orsini, mette sullo stesso piano Putin e Zelensky è semplicemente una persona che non ha capito chi è Putin. Per alcuni, Orsini, come tanti, sarebbe “un utile idiota” di Putin. Tanto più che è strano che un esperto di terrorismo come lui non riesca a riconoscere un terrorista planetario come il capo del Cremlino. Che poi sarebbe l’unico motivo per cui un sociologo del terrorismo dovrebbe essere chiamato ad analizzare una guerra convenzionale tra Stati. 

Orsini nell’intervista con Giletti dice che egli sostiene le sue tesi per combattere la propaganda occidentale. Ed insomma, si comporta come i suoi amici russi con la propaganda della Federazione, dove spesso sono finiti in galera. E’ finito in prigione il signor Orsini per sostenere le sue idee? Ovviamente, il conduttore non glielo ha chiesto, forse per evitare che il “fenomeno mediatico” che gli stava di fronte si sciogliesse come neve al sole di fronte ad una così semplice constatazione. Piuttosto, si potrebbe consigliare al signor Orsini di dare una priorità alla sua lotta contro la propaganda, e di iniziarla laddove è maggiore, ossia in Russia, dove potrebbe avere anche l’onore di finire in una galera putiniana. Dopo, e solo dopo, renderebbe credibile la sua lotta ad un’altra propaganda che, lo capisca oppure no il signor Orsini, è meno forte di quella russa, come il fatto che lui pontifichi indisturbato in Italia mostra ampiamente. Voglio dire: pensa davvero che un fenomeno Orsini sarebbe stato possibile nella Russia di Putin? Ecco, vorrei che il caro docente rispondesse a questa semplice domanda. E se non abbia scelto lui la strada più facile per avere visibilità, potendo scegliere anche l’altra. Una scelta che in Russia non avrebbe potuto fare. Mi sembra che, alla fine, il signor Orsini non capisca, o faccia finta di non capire, il contesto in e di cui parla, e in cui prospera. 

In realtà, Orsini ha bisogno di recitare la parte del difensore della libertà in Occidente non solo perché non corre rischi, ma perché sa che, nonostante questo, può fare la vittima. Lui che è un privilegiato, che dimostra ogni volta che sta in uno studio televisivo esattamente il contrario di quanto dice, che parla per di più di cose che non fanno parte della sua materia,  proprio lui fa la vittima. Piuttosto, dovrebbe accendere un cero al santo della sua città, San Gennaro, se è religioso. 

Tempo fa un intellettuale degno di questo nome, Bertrand Russell, disse che se nella Prima guerra mondiale si era fatto imprigionare per la pace, nella Seconda riteneva che bisognasse combattere contro “un cane rognoso” come Hitler. Ecco, il signor Orsini dovrebbe capire che Putin non è Zelensky. Putin, semplicemente, è un cane rognoso da sconfiggere.

Lascia un commento

Inizia con un blog su WordPress.com.

Su ↑