L’Europa quando critica Israele si faccia un bell’esame di coscienza e poi taccia

Ue-israele
Un titolo provocatorio?
Mica tanto. Se gli ebrei sono andati in Israele devono ringraziare il continente più antisemita del mondo, ossia l’Europa. Che proprio l’Europa alzi il ditino, magari a partire dagli amici francesi,  sempre molto volenterosi quando si è trattato di discriminare gli ebrei, che proprio l’Europa alzi il ditino, dicevo, contro gli ebrei, e contro gli statunitensi, storicamente meno antisemiti degli abitanti del Vecchio continente almeno a livello di elite, che proprio l’Europa faccia questo è assolutamente vergognoso.
Che prima l’Europa si faccia un bell’esame di coscienza, e poi ne riparliamo.
Del resto, che il continente storicamente più imperialista della storia, l’Europa, si faccia difensore dei palestinesi, ha del comico. I francesi, i grandi difensori degli arabi contro Israele, sono quelli che sino all’altro giorno li bombardavano, gli arabi.
Gli israeliani vogliono espandersi su altri territori? Benissimo, possiamo discuterne, ma non con la saccenza dei francesi, che per tenere l’Algeria, una grande Cisgiordania ai piedi della Francia, hanno massacrato migliaia di arabi.
Per i francesi, infatti, l’Algeria doveva diventare Francia (e gli algerini che si dimostravano assimilati dovevano diventare francesi…). Sono stati gli algerini che, a suon di bombe, hanno fatto cambiare idea ai cugini d’Oltralpe. Non sto dicendo che le bombe siano state  un bene, né da una parte né dall’altra: semplicemente, sto descrivendo quanto è successo (purtroppo). E se gli algerini hanno usato le bombe è solo perché i francesi stavano a casa loro, diciamo così.
Ma torniamo al punto, all’Europa e agli israeliani.
E’ proprio vero che si tollerano certi peccati solo se li compiamo noi, e li troviamo insopportabili quando sono altri a commetterli: ma una logica del genere, non ce lo dimentichiamo mai, nasconde un pregiudizio.
In questo caso, un pregiudizio contro gli ebrei. E quindi i francesi non sono credibili quando bacchettano gli israeliani, tanto più se lo fanno per ragioni morali. Ma non lo sono neppure, credibili,  quando si prendono a cuore gli arabi, perché un simile atteggiamento, smaccatamente paternalistico, è uno spettacolo di cui personalmente farei volentieri a  meno.
I francesi, che sono stati capaci di far saltare incontri intergovernativi ai massimi livelli per ritorsione contro le politiche di Gerusalemme, sarebbero più credibili se non usassero la violenza – quella stessa che dicono di vedere nella strategia israeliana nei confronti dei palestinesi – contro gli africani, i governi dei quali spesso attaccano – politicamente e, talvolta, militarmente – quando non agiscono come Parigi vorrebbe.
Parigi non ha vergogna. Eppure non è un Paese in guerra. Non è una piccola Israele sempre a rischio di invasione armata da parte di nemici molto più grossi di lei. A rischio di invasione o di conflitti. Conflitti sostenuti dai suoi numerosi nemici esterni, comprese alcune delle dignitosissime e simpaticissime (agli europei, e ai francesi in primis, ma anche agli italiani direi) dittature del Golfo, nonché la iperdemocratica Turchia…
No, la Francia combatte solo le guerre che ha scelto di creare a tavolino per tornaconto, nei poverissimi paesi africani che tiene sotto il tacco per sfruttarli. La Francia è una sfruttatrice di paesi poveri. Un paese vampiro. E, quindi, non è la nazione giusta per fare la morale. Neppure a Gerusalemme. Se la fa è proprio per quei motivi per cui gli ebrei sono stati spinti a scappare dall’Europa, e a causa dei quali sono a maggior ragione disponibili a combattere in Medio (o meglio, Vicino) Oriente con grande determinazione, sapendo che dietro alle loro schiene si trova solo il mare, non l’Europa da cui in gran parte provengono. L’Europa: cioè un continente che sembra non vedere il neocolonialismo ancora attualissimo di alcuni suoi membri, ma che nota benissimo gli errori degli ebrei in Palestina. I quali ci sono, per carità, anche troppi.
Gli ebrei hanno sbagliato quando applaudivano sin dal 1948 le decisioni dell’Onu allorché li favorivano, e viceversa; o quando hanno evitato di reintegrare nei loro territori i rifugiati palestinesi che erano fuggiti (per ordine degli stati arabi in guerra con gli ebrei, occorre precisare); o quando non hanno rispettato il cessate il fuoco per annettere ulteriori territori, e questo a partire dai primi conflitti, dal 1948, dal 1956 e dal 1967: tempi ormai lontani, ma in cui si è contribuito a seminare ciò che si raccoglie ancora oggi. Infine, hanno sbagliato quando hanno rivendicato una teoria dell’eccezionalità (un po’ come i sudafricani bianchi prima del crollo dell’apartheid, sostiene, forse esagerando, il grande storico Guy de Bosschere), per poi sentire le voci discordanti di chi, pur ebreo, non capisca come si possa credere in una Terra promessa finalmente acquisita senza l’arrivo preliminare di un Messia. La tesi di fondo era, ed è, che prima venga il Messia, e poi si ottenga la Terra promessa: o no?
Tutto questo – va detto – nel contesto di una politica britannica dell’epoca dissennata e pavida, a dimostrazione una volta di più della necessità di un “Libro nero” sul colonialismo di quell’isola fredda e piovosa, nonché arrogante e sciocca quando ha voluto atteggiarsi a Dominatrice del mondo sulla pelle di popoli che non potevano difendersi con armi moderne e con la mentalità guerrafondaia propria degli europei (e in effetti, se ci pensate, gli inglesi si sono sempre ben guardati dal tentare di “colonizzare” il Vecchio Continente, abitato da genti armate sino ai denti e bellicose quanto loro: genti capacissime addirittura di invadere la “Perfida Albione” – con Napoleone e con Hitler ad esempio – se non fosse stata difesa dal mare).
Detto ciò, non è stando seduti comodi sulle poltrone di Bruxelles, Londra, Parigi o Roma che si possono comprendere le cose. E le cose sono, ripeto, che gli ebrei sono fuggiti dall’Europa per colpa degli europei, non degli arabi, e non hanno nessuna intenzione di tornarci a causa dei sentimenti dominanti ancora oggi nei loro confronti.
Se c’è Israele è perché c’è un’Europa fatta in un certo modo: e se Israele sbaglia è perché ha sbagliato innanzitutto il Vecchio Continente.
Mettere a confronto gli errori è sempre difficile: ma non direi che gli europei si possano considerare migliori degli israeliani. Solo partendo da tale ineludibile premessa si può fare un ragionamento serio sulla questione palestinese.

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