Pro e contro vax

Nella trasmissione di Myrta Merlino il critico d’arte televisivo Vittorio Sgarbi ha ribadito che i vaccinati non devono rompere i c… ai non vaccinati.
Infatti, se le persone vaccinate hanno paura di quelle non vaccinate non si capisce a che pro porre una distinzione, sembrando entrambi i gruppi, agli occhi dei vaccinati, simili se non uguali, ossia ugualmente fragili: ed anzi il paradosso starebbe nel fatto che a essere meno impauriti sembrano proprio i non vaccinati.
A parte il fatto che uno potrebbe sostenere che la sconsideratezza che spinge i non vaccinati a essere tali potrebbe stare alla base anche della loro mancata paura, che invece sarebbe legittima, la paura per i vaccinati che li potrebbero infettare a maggior ragione, essendo loro, i no vax (o limitrofi),  non o poco protetti, il punto è che i non vaccinati sono un problema per almeno due motivi.
Il primo è che moltiplicano la possibilità per i vaccinati  di dover mettere alla prova il loro scudo protettivo, che in alcuni casi – lo sappiamo – non è così protettivo, in quanto è più facile che i non vaccinati si ammalino e quindi contagino; il secondo è che con la loro presenza moltiplicano la possibilità di varianti che, ancora una volta, potrebbero moltiplicare la possibilità di bucare lo scudo dei vaccinati.Ed insomma, più sono i vaccinati, più il virus fa fatica ad attaccare con successo tutti, e non solo i vaccinati a essere precisi, ma anche i non vaccinati, diciamo così, “legittimi”, che è un altro punto fondamentale che i non vaccinati “non legittimi” (nel senso che chiarisco subito) dimenticano: che la maggior parte di loro potrebbe vaccinarsi ma non lo fa mentre ci sono alcuni che vorrebbero ma non possono, e sono particolarmente a rischio per lo stesso motivo per cui non sono vaccinabili.
A parte coloro che hanno paura di vaccinarsi, esiste un gruppo di soggetti, che io definirei inutilmente polemici, quando non asociali e senza spirito di comunità (o semplicemente bisognosi di stare sotto i riflettori, o, ancora, di sfuggire alla noia – croce e delizia dello spirito umano -, o a una insoddisfazione personale che deve trovare valvole di sfogo sociali quali che siano), che andrebbero inquadrati meglio con gli strumenti della migliore psicoanalisi. Perché davvero non si capisce quale sia il motivo per cui non si vaccinano, escludendo la paura (almeno in parte comprensibile) per il siero. Si potrebbe addirittura parlare di una fenomenologia dei comportamenti in tempo di crisi sanitaria che sarebbe utilissimo studiare. 
Un discorso a parte, poi, va fatto per chi sfrutta questa paura collettiva del covid per giochi di potere (politico ma anche economico): sono certo che esistono simili persone, ma è dubbio che abbiano davvero ampi margini di manovra con i mille riflettori puntati sulla malattia, sulle statistiche sempre aggiornate, e così via; inoltre, c’è gente che ci sguazza col covid anche da un punto di vista mediatico. 
Ma che il virus esista e che vaccinarsi prescinda da tali legittime considerazioni è un altro fatto a cui non ci si può sottrarre. E prima ci si vaccina tutti prima togliamo le scuse di giochini di potere a chi di dovere, e questo anche se dovessimo fare 10 dosi, perché ad un certo punto si tratterebbe – se non intervengono altre variabili – di comportamenti rodati e quasi quotidiani che ci farebbero tornare a una quasi completa normalità.Non è insomma lo spauracchio di dosi continue di vaccino che può pregiudicare l’invito a incominciare a fare la prima, anzi.
Detto questo, la questione delle dosi continue pone un ulteriore problema, lo so benissimo: infatti, non è chiarissimo se, una volta vaccinati due o tre volte, una ulteriore successione di vaccinazioni aumenti in maniera significativa la possibilità di non finire in terapia intensiva, o in obitorio, al punto da permetterci di sorvolare sulle controindicazioni che ogni vaccino, tanto più somministrato in continuazione, porta con sé. Naturalmente, diverso sarebbe il caso di somministrazione di vaccini almeno in parte cambiati, ossia calibrati sulle nuove varianti, cosa che all’inizio si diceva possibile in tempi brevi, in poche settimane addirittura, ma di cui oggi non si parla più, probabilmente perché le attuali varianti non pregiudicano la capacità dei vaccini disponibili di evitare i casi più gravi da qui ai prossimi anni.  Ma se è così, perché somministrare a tutti i costi dosi continue a soggetti non particolarmente fragili? Prima possibile risposta: perché in realtà i vaccini attuali anche se non venissero messi in crisi da nuove varianti non potrebbero difendere dalle forme più gravi per gli anni a venire.Questo mi pare sia il punto principale da chiarire: infatti alcuni scienziati mi sembrano dubbiosi rispetto alla prova certa che booster continui aumentino in modo significativo, al punto di sorvolare sulle possibili controindicazioni di una somministrazione eccessiva, la difesa da forme tragiche del genere. In caso contrario, sarei felice di buttare nel cestino tutto il presente paragrafo. E’ solo un bisogno di chiarezza, il mio (e a me sembra che gli scienziati che stanno in tv più che ricerca facciano comunicazione, e spesso non ci riescono benissimo non essendo il loro mestiere)
Ma torniamo al punto che mi sta particolarmente a cuore.So di persone che, con spirito egoistico, fanno andare avanti gli altri per vedere cosa succede: se il vaccino insomma non fa diventare verdi i vaccinati, ebbene, prima o poi si decideranno a vaccinarsi a propria volta. Quindi non è vero che loro si sentono innanzitutto cavie di un vaccino sperimentale: o forse sì, ma intanto vogliono che cavie siano prima di tutti altri. Se volessero difendere davvero dei principi lotterebbero (civilmente) perché tutti non si vaccinino, o perché tutti si vaccinino assieme, non perché qualcuno lo faccia prima di loro per avere la possibilità di tirare le somme. 
Comportamenti infantili e patetici, questi, e – pare – anche senza fondamento scientifico, in quanto se un vaccino crea problemi lo si vede – parrebbe – subito, dopo poche settimane. Superato un certo periodo quel vaccino non è più sperimentale, non si può più parlare di cavie e a intervenire nel rifiuto di vaccinarsi sono altre cause da inquadrare nella fenomenologia di cui parlavo prima (a parte considerazioni politiche, come ho già detto, che però non possono pregiudicare la volontà di vaccinarsi, che è una questione innanzitutto sanitaria, di protezione personale).
Detto questo, capisco che si tratta di temi difficili, e non dimostrabili sino in fondo.Voglio dire, che un vaccino non procuri effetti collaterali su alcuni soggetti a distanza di anni è una “certezza scientifica” secondo me difficilmente verificabile (del resto vorrei ricordare agli amici scienziati che non esistono “verità scientifiche” per definizione, per non cadere in un vuoto scientismo), ma ad un certo punto uno deve prendere una decisione, valutare i pro e i contro della vaccinazione, e capire le conseguenze non solo sanitarie, ma anche economiche e politiche di una mancata vaccinazione propria e altrui, di una vaccinazione della collettività insomma.
Infatti, piaccia o no ai no vax (e simili), noi facciamo parte di una collettività ancora parzialmente democratica, diciamo così: e per me, ad esempio, dei continui lockdown in Italia compromettono più del “green pass” e, forse, persino più della vaccinazione obbligatoria le libertà individuali, e sostengono maggiormente pericolosissimi rigurgiti fascisti che antifascisti, e questo mi basta, da buon liberale, a prendere la decisione di correre a vaccinarmi almeno per questioni politiche. Infatti, ho visto anche io, come tanti, la difficoltà di alcuni amici di sinistra di protestare nelle piazze fianco a fianco con gli “intellettuali” di Forza nuova! A me sarebbe bastato questo per correre a vaccinarmi dieci volte per non correre il rischio, mi si conceda la battuta, di essere infettato da loro, infettato di “fascistite acuta” voglio dire, che è una malattia gravissima, più del covid.
Del resto si dice spesso che la guerra “tradizionale”, quella con fucili e carri armati, fa uscire fuori la vera natura, o la natura più profonda, in positivo o in negativo, di ognuno di noi: ebbene, direi che anche questa lotta contro il covid non stia scherzando.

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