A proposito dell’intervista a Michele Santoro a Di Martedì di qualche giorno fa

La recente interpretazione di Santoro dei motivi della guerra è, a mio avviso, sostenibile con difficoltà.

Spero che il presente articolo possa, nel suo piccolo, contribuire a capire perché. 

Affermare che in Afghanistan non si poteva sviluppare una democrazia significa sottovalutare la prepotenza di un gruppo armato, quello dei talebani, ai danni di una popolazione che armata non è: come fa a sapere Santoro che la maggioranza degli afgani di oggi sosterrebbe i talebani senza la minaccia della morte?

Il paragone Ucraina-Cuba, poi, è fuorviante. Dice Santoro che gli Usa ai tempi di Kennedy non erano disposti a tollerare i missili alle porte del loro paese ed erano pronti alla guerra nucleare con l’Urss di Kruscev per non farli collocare sull’isola caraibica. Manca un passaggio, ossia che Cuba era ed è una dittatura. Dubito che una Cuba democratica avrebbe accettato, ed accetterebbe, di puntare dei missili nucleari contro Washington. L’Ucraina invece è una democrazia ed è questo il punto focale di ogni altra considerazione, come sottolineerò a breve. 

Per non parlare poi del fatto che anche la Russia di ieri (a parte una breve parentesi con Eltsin) e di oggi è una dittatura, mentre gli Usa, con tutti i loro grossi difetti di cui pure io ho scritto, no.

Ulteriore considerazione. Secondo Santoro è dubbio che la democrazia sia fatta per i russi (o per i cubani, gli afgani, etc). 

Non sono d’accordo perché parto da una semplice considerazione. Cosa ha detto Putin (e la sua propaganda) degli ucraini? Che sono fratelli dei russi, che russi e ucraini sono praticamente, da sempre, lo stesso popolo. Ovviamente invaderli non è stato il modo migliore per mostrare il suo affetto, io credo, ma si vede che ognuno si comporta come sa. Detto questo, però, e tornando a seguire il ragionamento di Santoro, gli ucraini dovrebbero essere allergici alla democrazia esattamente come i russi, se Putin avesse ragione a considerarli fratelli. Peccato che non lo siano, allergici, e che anzi vogliano aumentare la democrazia, ne vogliano sempre di più anche per sfuggire a lui, a Putin, che nel frattempo ha declassato il suo paese da sistema semipresidenziale federale ad una dittatura de facto (potrà ricandidarsi sino al 2036). 

Ed è stato proprio tale fenomeno a far spaventare  gli ucraini. Prima Kiev si fidava di Mosca, della Mosca del democratico Eltsin voglio dire, al punto da cedere alla Russia un terzo (5000) delle testate nucleari ex sovietiche poste sul proprio territorio a patto però di non essere mai attaccata (trattato del 1994). Poi, via via che la situazione degenerava, con i famosi colpi di mano (Crimea e Donbass) che erano solo e soltanto la punta dell’iceberg di un quadro russo innanzitutto interno sempre più sinistro e osceno (quadro che dovrebbe essere, quello sì, la chiave di interpretazione dei reali obiettivi di Putin), via via che la situazione degenerava, dicevo, gli ucraini si sono spaventati (altro che paura di Putin per la Nato!), e hanno chiesto di entrare nella Ue e poi anche nella Nato.

Questo per via di una visione ravvicinata ma anche distaccata al punto giusto da una grande dittatura in fìeri come era la Russia di Putin, soprattutto nel secondo decennio del presente secolo: una Russia che, vista da vicino come potevano fare gli ucraini, mostrava tutta la propria intolleranza e pericolosità (è facile infatti recitare la parte dei filo putiniani a Roma o a Parigi). 

Ed insomma, la richiesta di adesione alla Nato dell’Ucraina era dovuta alla paura per la Russia-Frankestein di Putin, non al desiderio di risultare pericolosi per la Russia. Mi sembra ovvio. E’ sempre stata l’Ucraina, insomma, a nutrire i maggiori timori per la propria incolumità, non certo Mosca; la Russia sa, ha sempre saputo benissimo che la Nato non ha mai avuto nessun serio interesse ad attaccarla. 

E comunque, aggiungerei a margine, Putin non ha a cuore gli interessi della Russia. Se li avesse avrebbe azzoppato la democrazia e il libero mercato? E che dire poi del famoso super yacht che molti in questi giorni associano a lui come se fosse la cosa più normale del mondo? Qual è lo stipendio di Putin? Come farebbe a comprare e mantenere uno yacht da oltre 600 milioni di euro? Davvero si vuol credere che sia solo una bufala della propaganda occidentale quella per cui Putin potrebbe possedere uno yacht di tale livello? Sul regime di Putin e su come vengono gestiti i soldi pubblici si potrebbero scrivere libri interi. Ed è esattamente quello che Putin non vuole che si faccia. In Russia no di certo. 

Il clima da guerra fredda sviluppato da Putin, pur essendo venuti meno i presupposti ideologici (comunismo vs capitalismo), gli serve da tempo come instrumentum regni, è una ideologia utile al mantenimento del potere e alla lotta contro il dissenso, esattamente come la religione ortodossa che lui sostiene. La Nato, insomma, è sempre stata usata come spauracchio da Putin, ma non sarebbe mai dovuto diventarlo dopo il crollo del Muro di Berlino: possibile che commentatori come Santoro non lo capiscano? 

Putin è un uomo cinico, spietato e risoluto a mantenere il comando. Secondo alcuni analisti il conflitto con l’Ucraina gli serviva soprattutto per rafforzare la sua posizione personale (e ribadisco “personale”), che si stava indebolendo. Se questo è vero, l’andamento della guerra, poco brillante, potrebbe risultargli fatale. Ecco perché gli americani sostengono che Putin non si può fermare, perché deve vincere a tutti i costi. Ma come può riuscirci, giunti a questo punto?

Infatti, egli pensava di concludere il conflitto in pochi giorni, ed è stato smentito. Pensava quindi a delle blande sanzioni occidentali conseguenza di tale roseo quadro iniziale, ed è stato smentito doppiamente. Anche vincesse sul campo occorrerà vedere cosa succederà sul piano economico, se cioè la Russia potrà tollerare sanzioni prolungate ed un eventuale default. E cosa accadrà se questo non sarà possibile, come pare inevitabile a molti? Sono presenti troppi punti interrogativi nell’attuale situazione, ed il più grande riguarda il pensiero e le reazioni di Putin, la sua capacità di mantenere la calma, nonché la sua effettiva forza al Cremlino. Alcuni specialisti pensano addirittura che la questione vera sia il suo quadro clinico, ossia quello di un malato patologico di narcisismo maligno pronto a minacciare una guerra nucleare come se fosse una cosa tollerabile. 

Quale che sia la verità su tale presunta malattia mentale aggravata dall’età e dal covid, speriamo davvero che Putin non venga lasciato da solo a decidere, specialmente se fosse disperato a causa di una situazione rivelatasi un boomerang; e, soprattutto, speriamo che venga tenuto molto, ma molto lontano da certi bottoni. 

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