
Trump ha deciso di comprare diesel da Putin. Ovviamente, non poteva che andare a finire così. Era da tempo che il peggior presidente della storia recente dell’America voleva dare una mano al suo simile sull’altra sponda dell’Atlantico (e del Pacifico), e finalmente ce l’ha fatta. Ha trovato una buona scusa per un simile agognato risultato aggirando l’ostacolo costituito dalla sua stessa base repubblicana. Nessuno infatti si sognerebbe ora di provare a scoraggiare una mossa che può determinare l’abbassamento del costo del carburante, schizzato alle stelle, per milioni di americani, essendoci in vista le elezioni di novembre. Detto questo, alcuni si chiedono come tale mossa possa ottenere un risultato del genere, dato che le 300.000 tonnellate di diesel di cui si parla non possono soddisfare la sola domanda interna Usa di un giorno. Chiaramente, c’è qualcosa che non torna. Inoltre, non si sottolinea mai abbastanza che se tale carburante costa così tanto, ciò è dovuto alla decisione di attaccare l’Iran. Per molti, Trump ha deciso l’aggressione in Medio Oriente in primo luogo per sviare l’attenzione dalla sua condanna definitiva per violenza sessuale e dai file Epstein, dove compare decine di migliaia di volte: in secondo luogo, per assecondare le indicazioni di israeliani e sauditi. I quali poco prima della guerra gli misero pressione per paura che fosse travolto dagli scandali, anche perché era facilmente ricattabile (soprattutto dai primi, forse proprio per via dei file Epstein). A causa della guerra del Golfo, Trump si è trovato a ridurre ulteriormente il sostegno all’Ucraina, non potendo inviare armi di intercezione aerea. Poi, con l’aumento dei prezzi dei carburanti, ha creato difficoltà anche agli europei che erano, e sono rimasti tra i pochi a sostenere finanziariamente e militarmente gli ucraini. Ora, con la scusa del rialzo del diesel da contrastare, Trump ha le mani libere per tornare a trattare con Putin. Peccato che se il presidente (illegittimo) della Russia dovesse rimanere in sella e venire rafforzato grazie alle mosse del tycoon, questo comporterà un indebolimento dell’Unione europea per via della crescita delle estreme destre. Che è poi esattamente l’obiettivo coltivato da sempre non solo da Putin, ma anche da Trump, la cui allergia ai paesi liberaldemocratici, e la cui simpatia per gran parte delle tirannie, sono note a tutti. In effetti, l’Unione europea, checché ne dicano certi commentatori mentalmente un po’ sgangherati, rappresenta forse l’esempio più avanzato di blocco liberaldemocratico nel mondo. A questo punto, c’è da chiedersi se un quadro tutto sommato semplice come quello appena delineato riuscirà mai a convincere gli occidentali poco critici nei confronti di Putin ma assai nei confronti del tycoon – che incarna al massimo grado tutte quelle caratteristiche della cultura yankee che probabilmente sono alla base della loro solidarietà allo stragista di Mosca -, c’è da chiedersi, dicevo, se questo quadro abbastanza semplice da comprendere anche per i filoputiniani più accesi, riuscirà finalmente a convincerli che è venuto il momento di lottare per una Europa liberaldemocratica contro i liberticidi di Mosca e Washington.
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