L’Italia è l’Italia

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Gentile Ministro Salvini,
la ringrazio per tenere duro rispetto ad alcune questioni che, in mano ai Cinque Stelle, stanno diventando grottesche.
La ringrazio anche per la questione delle tasse ridotte alle partite Iva, che rientrano in una logica sana, quella di chi pensa che il lavoro, non le rendite, vada tassato il meno possibile.
Non la ringrazio  invece per la scelta, discutibilissima innanzitutto sul piano logico, di schierarsi dalla parte di alcuni Governi dell’Est Europa. Di quei Paesi, cioè, che sembrano credere che stare nell’Unione significhi solo poter batter cassa: i soldi da Bruxelles, infatti, loro li prendono, eccome se li prendono, ma poi fanno gli gnorri quando devono svolgere la propria parte, accettare la distribuzione di una fetta dei migranti nei propri territori.
Una sfacciataggine del genere andrebbe gridata ai quattro venti tutti i giorni che Dio manda in terra, altro che farsi fotografare sorridente con quell’ammazzademocrazia ungherese di nome Viktor Orban!
Si tratta di popoli, non ce lo dimentichiamo, che sono vissuti per decenni nell’idea marxista che essere capitalisti significa essere immorali, e che più lo si è, immorali, più si hanno buone chance per diventarlo, capitalisti.
Ecco, a me pare che tale meravigliosa filosofia sia passata dal mondo dell’economia e dell’impresa al mondo della politica dell’Est. Un mondo dove si pensa di essere nel giusto a fare i furbi, e che più si fa i furbi più si ottengono risultati.
Si tratta di una musichetta che probabilmente a Roma già molti, e da decenni, considerano familiare, e certo non c’era bisogno dell’entrata dei Paesi dell’Est nell’Unione europea per sentirla suonare. Ma proprio questo è il punto: che debba essere la Lega, che ha sempre definito Roma “ladrona”, una sorta cioè di Babilonia dove l’etica pubblica è sempre stata sospesa come per magia (o, per meglio dire, stregoneria), a non accorgersi di quanto simile al peggior malcostume romano siano i comportamenti degli attuali Governi dell’Europa dell’Est.
E di quanto il suo partito, quindi, porti ad avvicinare l’Italia, già considerata da molti occidentali la patria del malcostume, all’Ungheria, alla Polonia o alla Repubblica ceca per quanto tali Paesi hanno di peggiore.
E’ questo che vuole fare lei? Far sembrare l’Italia un’Italietta più di quanto già non sia?  Far estendere a tutta la penisola l’accusa internazionale di un malcostume che molti, almeno in Europa, hanno imparato ad associare a Roma e ad alcune zone dell’Italia, ma non certo a quelle del Nord, amministrate bene proprio  dagli uomini del suo partito, quelli cioè che hanno militato da decenni sotto la bandiera della Lega Nord?
A meno che un cambio di marcia sia avvenuto proprio con lei al comando,  quando ha cambiato la Lega, quando ha deciso di farla diventare un partito nazionale da macroregionale che era (da Lega Nord a Lega e basta).
Le ricordo, però, che l’idea di una Lega nazionale piace per un unico motivo, sia al Nord che al Sud.
Piace cioè perché ci si aspetta che sia in grado di rendere Roma, e l’intero Paese, più seri, e meglio amministrati. Probabilmente c’è già chi, oggi, vorrebbe un sindaco leghista a Roma. Probabilmente c’è già chi, al Sud, vorrebbe votare un sindaco leghista, nonostante o appunto perché giunto dal lontano Nord, se questo può migliorare la condizione della comunità, e portare maggiori investimenti non solo dal Settentrione, ma anche dall’estero.
La Lega, insomma, non piace se si “romanizza”, se diventa una Lega troppo cinica, troppo sbilanciata sull’etica accattona di “Roma ladrona” o dell’Oriente europeo parassita. La Lega, insomma, deve continuare a fare la Lega: una forza, cioè, portatrice del culto della buona amministrazione, e del senso civico. Portatrice, inoltre, dei valori occidentali.
So perfettamente che questo significa trascinare con sè anche una buona dose di ipocrisia, come la Francia ci insegna abbondantemente. Ma non è, non può essere la Francia il nostro modello.
So che alcuni pensano che la Francia debba fare da modello di valori universali. Io no.
Io credo che la Francia sia sempre stata un campione di ipocrisia europea (anzi occidentale).
Quando dominava l’illuminismo era schiavista (come Voltaire). Quando doveva farsi campione di libertà ha esportato… Napoleone! Quando è stata invasa da Hitler era una feroce potenza imperialista capace, inoltre, di mettere su, in fretta e furia, un dispotico Governo fantoccio filonazista (l’Olanda o il Belgio, ad esempio, se ne sono ben guardati). Durante l’ultima guerra mondiale ha costretto numerosi ragazzi africani che la odiavano a combattere e morire per la libertà… della Francia, e non certo dei loro Paesi di provenienza. Un’ipocrisia, questa, che ha condiviso con altri Stati, Impero britannico in primis. Ma insomma, la Francia, ha davvero poco da insegnare, a parte molta retorica.
Ce ne accorgiamo adesso?
Direi che ce ne saremmo dovuti accorgere da tempo. Anche tra i politici del Pd, che adesso si stracciano le vesti perché qualcuno tra i Cinque stelle ha detto che l’imperatore è nudo. Spero che, una volta spariti i grillini (votati, ahimé, all’autodistruzione), lei continui una battaglia che è sempre stata leghista, quella dell’autodeterminazione dei popoli contro gli aguzzini (francesi in primis oggigiorno, se ci fermiamo al campo europeo occidentale)
Infatti, parafrasando il Signor Juncker occorre dire che “la Francia è, purtroppo, la Francia (lui l’aveva detto senza aggiungere il “purtroppo”)”: ma l’Italia è l’Italia, e, onestamente, non ha bisogno di modelli, tanto meno, ripeto, quello rappresentato dai cugini d’Oltralpe.
L’Italia ha solo bisogno di far appello alle proprie energie migliori, non certo a quelle peggiori (malaffare, malcostume, neofascismo, mafia, etc). E’ questa l’Italia a cui la Lega deve fare appello, è questa l’Italia che può fare da elemento di coesione – e non di disunione – tra Est e Ovest, nonché, e soprattutto, tra Nord e Sud del mondo.

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