Pandemia e democrazia

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Il Corona virus suscita in me diverse impressioni.
Vado a casaccio, scegliendone un paio.
Intanto trovo sgradevoli gli appelli dei vip italiani a stare a casa.
Come ho scritto in una breve lettera ad Aldo Cazzullo uscita sabato 21 marzo sul Corriere della sera, è troppo facile lanciare appelli da residenze di lusso, o da ville con parco.
Ci sono moltissime persone che vivono in appartamenti poco accoglienti.
Io abito a Milano da circa 21 anni e, come molta altra gente, risiedo in questa città solo per motivi di lavoro.
Avendo casa altrove, la gente che sta a Milano prende in affitto appartamenti di 30, 40 o 50 metri quadrati per necessità, e a costi assurdi. Appartamenti condivisi talvolta con altre persone, magari colleghi, per abbattere le spese. Ebbene, persone del genere sono degli eroi, loro sì, se davvero riescono a rimanere chiuse in case simili per settimane, senza muoversi, come pretendono le autorità nella crisi attuale.
Del resto, Milano è ormai una città-dormitorio solo in parte. Lo è stata, ma oggi, grazie a dio, non lo è più. Intendo dire che Milano compensa, da almeno 10 anni, le precarie situazioni abitative di cui parlavo con un’offerta ampia dal punto di vista degli svaghi: e quindi, ora che questi sono stati cancellati con un colpo di spugna, per decreto, non mi stupisco che molti immigrati da altre zone della penisola cerchino rifugio nelle città di origine, e non solo in quelle del Meridione.
Trovo inoltre sgradevole un’altra riflessione, di tutt’altro tipo.
Una dittatura come quella cinese è riuscita a tenere a bada il contagio. Alcuni, nei paesi democratici, sottolineano che una dittatura parte in vantaggio in situazioni del genere, ma che questo non ci deve far rimpiangere la democrazia, dato che non può essere una grave emergenza come quella in corso il metro con cui misurarle, dittatura e democrazia.
Sono perfettamente d’accordo con chi sostiene una posizione del genere.
Sono talmente d’accordo che segnalo che le prime misure del Governo italiano non mi piacevano proprio perché me lo ricordavano, uno stato di polizia. Me lo ricordavano, ma senza che questo, però, mi spingesse a pensare che ci fossi finito dentro per davvero, dall’oggi al domani.
E allora faccio un passo ulteriore, e mi chiedo: ma per quanto tempo potremmo ancora lamentarci di stare in uno stato di polizia senza esserci finiti davvero? Per quanto tempo una democrazia potrà reggere una situazione di grave emergenza generale prima di correre dei seri pericoli? Ricorderete che, nella storia, molte situazioni di grave emergenza  che sembravano senza fine hanno spalancato le porte a biechi colpi di stato militari.
Ovviamente, non mi riferisco tanto all’Italia o ai grandi paesi democratici. Mi riferisco alle democrazie traballanti e con pochi mezzi efficaci da contrapporre alle emergenze, a partire da un virus come il Covid19. Per quanto tempo potranno resistere anche da un punto di vista politico? Le dittature stesse sanno che devono muoversi velocemente per affrontare le situazioni di grave emergenza, per evitare il collasso. Il caso della Cina odierna ne è un esempio lampante.
E le democrazie? Soprattutto quelle che ho  descritto, quelle traballanti da un punto di vista generale?
Qualcuno potrebbe sostenere che l’attuale contagio è destinato a diminuire sensibilmente in tempi brevi, con la bella stagione. Lo spero, lo spero davvero.
Faccio notare, però, che sul tema sono state dette molte cose, anche in chiara contraddizione tra loro.
Un ben noto paese, ad esempio, ha sostenuto di voler affrontare il problema aspettando i benefici del cosiddetto “effetto gregge”, ossia il contagio del 60% della popolazione. Certo, questo stesso paese, il Regno Unito, ha poi fatto una brusca retromarcia – innanzitutto per evitare le ricadute immediate sui rapporti con gli altri partner occidentali -: qualche scienziato, però, ha complicato ulteriormente il quadro, sostenendo nel frattempo che questo virus, come gli altri, probabilmente toccherà solo il 20% (al massimo) della popolazione prima di imboccare la strada discendente, con buona pace dell'”effetto gregge” e del fantomatico 60% di contagio di cui si parlava a Londra.
Ecco, diciamo che il quadro sul decorso del virus – un nuovo virus, non ce lo dimentichiamo mai – non è chiarissimo.
Ovviamente, non è stata chiarissima neppure la boutade del premier inglese Johnson (nel frattempo infettato) sull’auspicato “effetto gregge” per il 60% della popolazione britannica (che però, pare, non ha espresso lui direttamente): ma, si sa, gli inglesi devono sempre farsi notare per poter sbandierare la propria (fantomatica) “eccezionalità”.
Questa volta, però, gli inglesi e Johnson non avevano i soliti cugini maggiori, gli americani, a spalleggiarli, e da qui il dietro front immediato. E non avevano neppure Farage, a dire il vero – a proposito, che fine ha fatto il caro Nigel? E’ bastato un virus per zittirlo? Dove ha messo il suo grande coraggio da leone britannico? Non ha più voglia di parlare di Brexit? Beh, in effetti questo virus non migliora un quadro già piuttosto complicato per l’UK -.
Vedremo come andrà a finire, ma non auguro agli inglesi di soffrire come gli italiani, sia chiaro, solo di rinsavire – in tutti i sensi -, questo sì. Credo infatti che il Corona virus possa aiutarli a schiarirsi le idee, e lo dico con rammarico…
Se ci pensiamo bene, infatti, il Corona virus potrebbe offrire a Londra un ripensamento sulla Brexit: già prima della pandemia l’economia britannica aveva preso la direzione sbagliata, quella della stagnazione. Il Covid19 potrebbe dare il colpo di grazia. E poiché l’Europa si sta giocando tutta la propria credibilità in questo frangente, se saprà comportarsi bene potrà tornare ad essere un faro per tutti, compreso il Regno Unito. Viceversa no, ma questo significherebbe la fine stessa della Ue, temo, come i casi di Italia e Spagna (che fanno assieme circa 110 milioni di persone e pressapoco il pil della Germania), con le loro rimostranze, stanno mostrando ampiamente.
Va da sé, però, che un nuovo referendum inglese sull’adesione alla Ue, come tutte le consultazioni popolari (comprese quelle dell’uscita dall’Unione di altri paesi), non potrebbe essere indetto in pieno Corona virus.
Per tornare al quadro complicato dei virus in circolazione, ebbene, sappiamo invece con certezza che esistono già molte fragili e giovani democrazie in giro per il mondo, democrazie con pochi mezzi. Ed esistono di sicuro molti uomini ambiziosi e senza scrupoli sempre pronti ad approfittare della situazione, sempre pronti ad abbatterle, queste fragile e giovani democrazie.
Ecco, io credo che, in tempi di Corona virus, il mondo non debba concentrarsi solo sul virus biologico, ma su uno di tutt’altra natura, un virus che, alla lunga, possa risultare ancora più grave del Covid19: il virus che, approfittando della confusione generale, intenda colpire le fragili istituzioni delle attuali democrazie maggiormente traballanti del mondo, con l’intenzione di uccidere l’uomo e le sue libertà.

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