Per una nuova narratologia

Ho sviluppato da tempo un concetto, quello di “narratologia deduttiva” o creativa, espresso per ora, a livelli diversi, in due brevi saggi usciti su rivista.

La narratologia deduttiva si chiama così per distinguerla in modo netto da quella che io definisco “narratologia induttiva”, ossia quella classica alla Todorov.

Come qualcuno saprà, quest’ultima sta morendo, probabilmente perché troppo legata alla forma, troppo arida.

In ogni caso, lo sviluppo del suddetto concetto nasce dal mio incontro, ai tempi degli esami di Estetica  all’Università, col saggio “Filosofia della composizione” di E. A. Poe, definita da Umberto Eco la sua “esperienza aristotelica decisiva”.

Dopo anni in cui tornavo ogni tanto a riflettere sulla questione, ho ritenuto infine che quel saggio mancava di una definizione precisa. E cioè, non era un generico “saggio” sulla scrittura, o sulla composizione letteraria, bensì un saggio che meritava una sistemazione a sé. 

Di conseguenza, ritenni di poterlo collocare in un ambito costituito da un tipo di narratologia diverso da quello di cui si parla di solito; sempre un discorso sulla narrazione era, certo, ma attento alla sostanza, non alla forma.

Una narratologia ricca di creatività (da qui la definizione di “narratologia creativa” oltreché deduttiva) da porre sino in fondo nelle mani degli scrittori e degli esperti più raffinati. In tal modo, difficilmente avrebbe rischiato di morire, una volta presa in considerazione.

Di tutto ciò, ho parlato in un breve contributo uscito su “Prometeo” (n. 145), “Narratologia induttiva e deduttiva. Una riflessione brevissima” (Nid), in cui ho provato a definire, in maniera precisa per la prima volta, il saggio di Poe.

Nella mia sistemazione della materia, infatti, il celebre testo si potrebbe definire un contributo di “narratologia deduttiva autosoggettiva a posteriori”.

Come molti ricorderanno, Poe aveva scritto questo saggio su una sua ben nota poesia già composta, “Il Corvo”.

E, poiché ci aveva mostrato con quale potenza e lucidità si potessero razionalizzare i processi creativi in ambito letterario, volli seguire subito il suo esempio, nel mio piccolo, e scrissi un saggio con il taglio proposto da lui.

Intitolato “Ragionare alla Poe”, esso rappresenta, nell’inquadramento concettuale della materia sviluppato da me, un testo di “narratologia deduttiva autosoggettiva a priori”. 

E’ in uscita a sua volta su “Prometeo” (nel numero di dicembre 2022, in quello di settembre, infatti, uscirà un mio pezzo su creatività vs logica).

Per concludere, “Narratologia induttiva e deduttiva. Una riflessione brevissima” costituisce l’introduzione di un nuovo concetto pensato per inquadrare qualcosa che c’è già, ossia il saggio di Poe, e per raggiungere un obiettivo preciso, che dirò in conclusione. 

“Ragionare alla Poe”, invece, è un nuovo testo di razionalizzazione dei processi creativi composto da me e ben inquadrabile con tale, spero innovativo, approccio, esattamente come “Filosofia della composizione” dello scrittore americano. 

Quest’ultimi due saggi, il mio e quello di Poe, rappresentano esempi di narratologia deduttiva, e precisamente di narratologia autosoggettiva, con la differenza che uno è a posteriori e l’altro a priori (autosoggettivo e apriori e aposteriori sono concetti che chiarisco nel mio articolo di introduzione alla materia, Nid). 

In qualche modo, ho voluto mostrare che il saggio di narratologia deduttiva composto da Poe può fare da apripista ad altri saggi del genere, in modo da riempire di contenuti questo ambito della conoscenza un po’ sfuggente che merita, secondo me, non solo una collocazione più precisa, ma, soprattutto, un’attenzione maggiore da parte (innanzitutto) dei creativi, e non solo in ambito letterario. 

Fabrizio Amadori 

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